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Renzo Bighetti, lo scultore che ha regalato la sua arte
 
 
ilnodo
Arrivano alla Bottega i ragazzi raccolti da Padre Mario Ghezzi nei villaggi e nelle strade, Sono sette maschi e una ragazzina, tutti senza lavoro, senza futuro, alcuni hanno fatto le elementari, ma due sono completamente analfabeti, uno, il più giovane è sordomuto. Guardano spaurite questo straniero grande che disegna forme nell’aria, prende il filo d’argento e con le sue mani forti lo piega con facilità. Solo pochi ce la fanno, i più giovani devono farsi aiutare. Una volta piegato il filo diventa un po’ più facile: lo battono sul cilindro di ferro per appiattirlo, con la pinza danno forma alle volute e lucidano l’oggetto finito alla macchina finchè brilla come un raggio di luna nel Mekong. A Phnom Penh in Cambogia, un artista di Levanto, Renzo Bighetti, e un gruppo di giovanissimi duramente provati dalla vita, hanno varato nel gennaio 2010 Il Nodo, un progetto di Design Sociale.

Abbiamo chiamato una sera Renzo dalla Cambogia per proporgli di venire a insegnare a un gruppo di ragazzi. Nostra figlia Martina, che Bighetti ha conosciuto bambina e visto crescere a Levanto estate dopo estate, lavora da anni in Cambogia all’assistenza di donne e minori in stato di disagio - purtroppo molti - in un Paese poverissimo che sta diventando una delle mete preferite del turismo sessuale. Renzo ha subito detto di sì al telefono senza neanche chiedere come, quando e perché. Era lui la persona giusta per quello che avevamo in mente, non semplicemente un’opera assistenziale, che molto spesso finisce per creare una dipendenza dagli aiuti umanitari – ma un progetto di formazione che valorizzasse la manualità della popolazione locale, insegnasse un mestiere in grado di assicurare indipendenza economica con la produzione di oggetti appetibili sul mercato globale non i tradizionali oggettini etnici che già hanno saturato tutti i mercati occidentali, e ancora di più, che grazie all’orgoglio di creare qualcosa di bello, aiutasse i ragazzi a formarsi un’identità positiva dopo una vita povera di stimoli ed esperienze.
lezioni
bighetti Bighetti è artista e uomo di mare, e dal mare trae ispirazione per le sue opere. Dal padre falegname ha ereditato manualità e familiarità con i materiali. Accarezza il legno con lo stesso amore con cui sfiora la testa di un bambino e i piccoli si raccolgono intorno a lui capace di giochi sempre nuovi. Raccoglie sulla spiaggia radici, pezzi di legno, conchiglie e li trasforma in sculture, oggetti e gioielli che poi vende a Levanto nella sua galleria, luogo di ritrovo ideale per tutti quelli che cercano qualcosa di più del solito gelato sul lungo mare. Insegnare senza avere in comune con gli allievi neanche la lingua non era certo cosa facile, ma ‘’u Bighetti’ come viene chiamato dai suoi compaesani, ha saputo conquistare subito i ragazzi, sette maschi e una femmina, che il primo giorno sono arrivati in laboratorio senza curiosità e senza sorrisi. Guardavano diffidenti quell’uomo grande che si esprimeva in una lingua sconosciuta. Loro parlavano solo khmer e Renzo poche parole di inglese. Lui disegna alla lavagna e facendo segni nell’aria, sorride e scherza, ma sa parlare col cuore e loro capiscono; già alla sera sorridono timidamente andandosene.
Alla fine del corso ragazzi e ragazze ridono, lo guardano con ammirazione, seguono con fiducia le sue indicazioni e i loro occhi si riempiono di luce quando si girano fra le mani l’oggetto che hanno appena finito, lo confrontano con quello fatto da Renzo. E’ proprio uguale a quello del loro maestro. Anche loro si sentono un po’ artisti. Per Bighetti non è stata la prima volta come insegnante, ma certamente era la prima che si rivolgeva a ragazzi così diversi per cultura ed esperienze. lezioni
“Questa volta non ho parlato di arte, ho cercato di trasmettere sensazioni, partendo da chi sono io – mi definisco un buon artigiano – e ho cercato di dare suggerimenti, insegnare passaggi, ognuno frutto di anni di lavoro e di tanti errori e pezzi buttati. Tutto questo in poche settimane con ragazzi di una cultura altra, degli orientali.

Prima di partire mi ero fatto un programma di lavoro, di tutto quello che dovevo fare e dire, ma poi, una volta lì, con poca possibilità di traduzione, ho supplito con la lavagna e con i gesti e piano piano ho sentito che cominciava ad andare e i ragazzi hanno imparato. Raccontare la forma, la luce che la crea, insegnare a immaginare una forma come una cosa che cresce dentro di te e che ti appare come una diapositiva, non è cosa facile.

Quando mi avete chiamato dalla Cambogia proponendomi il progetto, la linea era disturbata, si capiva poco, ma dentro di me è subito scattata la molla di andare: curiosità, sfida, voglia di diverso, di mettersi in discussione. Mi sentivo comunque garantito dalla vostra presenza ed esperienza di Oriente. Sapevo di dovere raccontare e insegnare le cose che sono dentro di me ed è stato in apparenza facile, ma al ritorno la bilancia ha segnato 5 kg in meno!

Il rapporto con i ragazzi è stato bello, mi hanno dato fiducia e si sono lasciati guidare. Bisognava motivarli, renderli parte pulsante del progetto, dovevo riuscire a farli sentire che il progetto è loro e che sono in grado di gestirlo.

Ho festeggiato con loro il mio sessantaduesimo compleanno ed è stato bellissimo, forse il mio compleanno più bello. Al mattino mi hanno accolto con una ghirlanda di fiori e la sera li ho portati a cena fuori. Per la maggior parte di loro era la prima volta che entravano in un ristorante.

Ho voluto regalare a questi ragazzi un mio disegno – una gassa d’amante - perché credo nella solidarietà e perchè credo che un buon artigiano sia in grado di cavarsela sempre nella vita. Spero che mettere nelle loro mani qualcosa di diverso e averglielo spiegato e donato possa dare loro un’opportunità per migliorare la loro vita. Spero tanto che il progetto continui, io ci credo, e sono disponibile a tornare a Phnom Penh, se dovesse servire la mia esperienza per avviare un laboratorio autogestito da loro.
Non ho solo insegnato, da questa esperienza ho anche imparato molto. Ho visto cose che non avrei voluto vedere, ma anche questo è imparare. Il diverso te lo trovi addosso senza cercarlo, è li dentro di te e anche se non lo sai, esce quando meno te lo aspetti.”

 
 


Bighetti, oltre al suo tempo e alla sua esperienza, ha voluto fare dono ai suoi giovani allievi del suo disegno di una gassa d’amante, un nodo che in un gioco di curve e luce idealmente lega estremità lontane come l’arte italiana al bisogno della Cambogia di uscire dagli anni bui.