| |
 |
|
In questa sconsolante sceneggiatura da film
“impegnato” dove attori strapagati si affrancano
per una volta dal loro status di miliardari indifferenti, si apre ogni
tanto uno squarcio di cielo azzurro.
Piccole cose, piccole iniziative, niente di clamoroso. Frutto
dell’impegno e della bontà, così si
chiama, di pochi per dare una speranza a chi negli occhi quella
speranza l’ha persa. sChe ci ricorda che solo un secolo fa
eravamo anche noi senza diritti, senza santi in paradiso.
Questi gioielli, io li chiamo “piccole gioie”, sono
meraviglie di attenzione, sono il frutto della volontà di
poche persone sensibili e sono il lavoro di donne e bambini che in quel
“paese esotico” non contano niente. Sono gli
ultimi. Grazie a questa iniziativa imparano che una persona non
è
mai sola, che ognuno può affrancarsi. Questi nodi
permettono di guardare al di là del proprio mare.
Un mare che ci porta in luoghi che non conosciamo. Luoghi del cuore.Una volta si diceva: un posto
molto esotico, pieno di fascino. Ma quei
luoghi, quelle genti ci sembravano così distanti,
così attraenti. Proprio
per
la loro distanza, per la loro diversità.Una
diversità che non dava fastidio o sensi di colpa. Ma i tempi
sono cambiati, tutto è più vicino, più
doloroso. Una
banca
può mettere in ginocchio l’economia di un piccolo
paese, basta che ci siano petrolio o diamanti.
Una allegra
brigata di occidentali può fare turismo sessuale e
trasformare un luogo di sogno in un bordello a cielo aperto. Le donne
ed i minori diventano fonte di guadagno. Se non fanno merce dei loro
corpi diventano schiere di piccoli operai sottopagati.
|
|
|